Rapallo: cronaca di una crisi politica e del buon senso

Scritto da il 25 Febbraio 2026

Si è chiuso ufficialmente il 23 febbraio, tra i banchi di un Consiglio Comunale teso e carico di aspettative, il capitolo più turbolento della recente storia politica rapallese: la mozione di sfiducia contro la sindaca Elisabetta Ricci è stata respinta, ma il verdetto dell’aula non cancella l’amarezza per tre settimane di caos istituzionale che hanno lasciato diverse ferite (e qualche maceria) nel tessuto politico e sociale della città.

La cronistoria: dal “terremoto” alla tregua

La crisi era esplosa all’inizio di febbraio, innescata dalla revoca dell’assessore di Forza Italia, Eugenio Brasey, decisa unilateralmente dalla prima cittadina. Uno strappo che aveva scatenato la reazione degli “azzurri”, guidati dal coordinatore regionale ed ex sindaco Carlo Bagnasco, a firmare una mozione di sfiducia insieme alle opposizioni, portando Rapallo a un passo dalle nuove elezioni.

Per giorni, il Comune è rimasto sospeso in un limbo di veti incrociati e accuse reciproche, fino alla svolta dell’11 febbraio: un vertice genovese tra i coordinatori regionali del centrodestra e la mediazione del governatore Marco Bucci hanno imposto il “cessate il fuoco”.
Il prezzo della pace? Le dimissioni del vicesindaco Giorgio Tasso (Noi Moderati) richiesto a gran voce da Bagnasco ed il reintegro di Forza Italia con la nomina di Antonella Aonzo a vicesindaco, oltre al ritorno di Filippo Lasinio nei banchi della giunta. Ma è chiaro a tutti che il successivo voto del 23 febbraio è stato solo l’atto formale di un accordo già siglato altrove.

Un sipario che cala tra luci e ombre

Non si può ignorare il senso di sconcerto provato dai cittadini: vedere l’amministrazione paralizzata per venti giorni da “guerre di poltrone” e personalismi mentre i problemi quotidiani rimanevano al palo è stato uno spettacolo certamente poco edificante per tutti. Rapallo è finita sulle cronache regionali non per i suoi progetti o la sua bellezza, ma per una crisi di nervi politica che ha rasentato il “lunare”, dando l’impressione di una classe dirigente più attenta ai propri equilibri interni che alle esigenze della città. Resta dunque la macchia di un’immagine cittadina scalfita da un’oggettivamente brutta vicenda che, molto probabilmente, si sarebbe potuta evitare e da cui nessuno ne esce davvero vincitore.

Ma non è tutto… emerge anche con prepotenza un’altrettanto oggettiva subalternità dei politici locali rispetto ai diktat dei partiti nazionali.
La crisi non è stata risolta in riva al Golfo del Tigullio attraverso il dialogo tra eletti, ma nelle stanze di Genova (…e Roma).  I partiti del centrodestra hanno chiarito che Rapallo è solo una pedina in uno scacchiere più ampio: la maggioranza locale è stata infatti costretta a ricompattarsi per non indebolire la coalizione… una sovranità cittadina di fatto barattata per la stabilità delle sigle di appartenenza.
Con buona pace di tutti coloro che credono nell’impegno civico come alternativa ai partiti tradizionali e nazionali.

Ma nonostante tutto ciò la Giunta, passata la paura, ha oggi il dovere di guardare avanti… ma non può farlo facendo finta che nulla sia successo.
La bocciatura della mozione di sfiducia deve segnare la fine dei litigi e l’inizio di una fase nuova basata su ciò che è venuto meno in questa vicenda (e talvolta nel periodo precedente alla stessa) ovvero il dialogo nella maggioranza e l’ascolto della città.
Per dirigere meglio l’azione amministrativa da qui in avanti non servono solo i ritrovati equilibri in giunta ma una reale apertura ai bisogni dei cittadini e alle voci del territorio. La stabilità, infatti, sarà un valore solo se la politica saprà rimettersi in sintonia con la gente, trasformando questa “pace forzata” nell’occasione per una gestione più partecipata e meno dipendente dagli umori dei protagonisti chiusi nelle stanze del Comune.
Fin d’ora sono in attesa di soluzione la pratica Emiliani, il PUD, la società partecipata, il tema dei nuovi parcheggi, la messa in sicurezza delle strade frazionali, la difesa del trasporto pubblico, il rilancio del commercio, tanto per citare le prime cose che vengono in mente.

Ma soprattutto è sempre bene ricordare che Rapallo non vuole solo lavori pubblici, chiede soprattutto di essere ascoltata.

E questa redazione, nel suo piccolo, farà tutto il possibile perchè ciò avvenga


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